Chi è Matt Bomer?

Vi ricordate quel ragazzo dai bellissimi occhi blu di Neal Caffrey della serie tv White Collar? E’ lo stesso uomo, un po’ più maturo, apparso nella terza stagione di The Sinner.

Risponde al nome di Matt Bomer, vediamo chi è.

 

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Matt Bomer è nato in  Missouri (USA)  l’11 Ottobre 1977. Studia alla Klein High School, dove muove i primi passi nel mondo della recitazione partecipando a varie rappresentazioni teatrali. Nel 2001 si laurea in Arti visive e dello spettacolo.

Nel 2012 Matt, durante la cerimonia degli Steve Chase Humanitarian Awards, ha dichiarato la sua omosessualità al pubblico rendendo anche nota la sua unione con il pubblicitario Simon Halls, con il quale ha avuto tre figli grazie alla maternità surrogata.

 

Matt Bomer

 

Il  successo arriva  nel 2009 quando Matt viene scelto per interpretare  il ruolo di Neal Caffrey, il giovane genio della truffa e consulente per l’FBI, nella serie tv White Collar (2009-2014).

Qualche anno dopo nel 2012 è nel cast dei film Magic Mike e Magic Mike XXL. Nel 2014 Matt partecipa alla quarta stagione di American Horror Story: Freak Show con Jessica Lange e Kathy Bates.

L’anno dopo Matt Bomer debutta alla regia con la seconda stagione di American Crime Story incentrata sulla storia dell’assassinio dello stilista Gianni Versace.

Voglio ricordarvi anche che nel suo anno d’oro (2014) Matt ha ricevuto svariate lodi per la sua interpretazione nel film TV The Normal Heart di Ryan Murphy grazie a cui si è aggiudicato il Golden Globe per il miglior attore non protagonista in una serie, ricevendo anche la candidatura al Premio Emmy e al Satellite Award.

 

 

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Voto personalità: 10

The 100 | Parere sulla premiere della settima e ultima stagione

Da pochi giorni sul palinsesto di CW è ritornata una delle serie tv ammiraglie, The 100. Giunta alla sua settima e ultima stagione riparte esattamente da dove si era conclusa senza salti temporali – se volete ripassare un po’ qui c’è il mio commento sul season finale della stagione 6.

 

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Ritroviamo una Clark fredda e apparentemente con la situazione sotto controllo. Aiuto. Perché quando Clark Griffin sembra dominare la scena fa subito una cazzata, infatti sul finire dell’episodio taac l’ha combinata grossa. E temo che il dolore per la perdita della madre sfocerà come un fiume in piena e travolgerà la nuova comunità di Sanctum.

Ora che Russell il leader dei Primes è stato deposto, nel regno è piombato il caos e i Figli di Gabriel sono pronti a insorgere; considerando anche il fatto che non c’è più un Commander ufficiale e che la leadership di Clark è in crisi. Un inizio di stagione tranquillo direi. 

 

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Questo season premiere a parte il clima caldo di cui vi ho detto prima l’ho trovato abbastanza stanco, come se si trascinasse su se stesso (le ultime due stagioni erano già abbastanza tirate), chissà cosa ci serbano i 14 episodi rimanenti, se ci regaleranno un happy ending per gli ultimi terrestri rimasti in circolazione.

 

La cosa interessante che è trovato è stata l’alone di mistero in cui sono avvolti Bellamy (che è letteralmente scomparso), Echo, Octavia, Gabriel e Hope l’ultima arrivata nel gruppo. La vera attrazione – secondo me – nei prossimi episodi sarà l’Anomalia e tutti i fatti che vi ruotano attorno. Potrà forse essere una soluzione o l’ennesima minaccia a cui i nostri protagonisti vanno in contro?

 

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Lo scopriremo nelle prossime settimane, nel frattempo stay tuned!

 

Voto puntata: 6/7

 

 

Prodigal Son | Commento al finale di stagione

Siamo arrivati in quel periodo dell’anno in cui Clickleserietv affronta i finali di stagione delle serie che segue e le vuole commentare qui con voi. Di solito i final season sono a metà maggio, ma causa corona virus, alcune serie sono state troncate o terminate prima accorciando il numero di episodi.

Il nostro caso è Prodigal Son, terminato su Fox con 20 episodi tagliandone 2 modificando così la storyline e anticipandone gli eventi.

 

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Per una panoramica sui personaggi andate qui.

 

In precedenza ho detto che Prodigal Son fosse una nuova serie tv molto promettente ma riconosco di aver fatto un commento affrettato in quanto  dalla seconda metà inizia a calare arrivando fino alla fine con il fiatone, forse per il taglio dei episodi. Ma non credo fino in fondo che 2 puntate possano cambiare il ritmo di tutta una serie.

Penso che sia caduta vittima di se stessa, gli autori non sono riusciti a tenerla viva come speravo trascinandola in un vortice di noia dovuto ad alcune cose. Come la formula del caso del giorno, l’eccentricità di Malcolm, l’alcolismo di Jessica, la squadra che sembra non aver ancora accettato Bright, l’aspetto da serial killer prevedibile del Chirurgo.

 

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Però salverei tre cose da tutto questo.

 

The girl in the box. Per tutta la durata della serie ci siamo chiesti dove fosse finita la ragazza nel baule o se fosse realmente esistita. Malcolm ha avuto sempre ragione, e per giunta la ragazza è ancora viva. E nel momento in cui l’ha incontrata ho visto chiudersi il cerchio di Prodigal Son, per me potrebbe anche concludersi con una sola stagione. Malcolm potrebbe finalmente riprendere la sua vita in mano e chiudere con il malefico padre.

 

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Il twist finale. Altro motivo per cui credo che debba finire con la prima stagione è il perfetto finale, perché se si continuasse si rischierebbe di vanificarne il senso. Nella scena finale i fratelli Whitly si trovano alla resa dei conti con Nicholas Endicott. Ainsley si rivela per quello che è, la degna figlia di suo padre (quel that’s my girl fa rabbrividire) uccidendo a coltellate Endicott e lasciando interdetto perfino il fratello Malcolm. E anche qui si chiude il cerchio, il dottor Martin Whitly è riuscito a infettare la figlia che tra i due è quella che è stata tenuta al sicuro dalla sua morsa. Ma la genetica è più forte di tutto, forse.

 

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La mancata ship. Il legame tra Malcolm e la collega Dani è la cosa più sincera di tutta la serie tv. Tra loro è nato piano piano, evolvendosi in un’amicizia o qualcosa di più ma che non è mai andato oltre per la paura che entrambi nutrono verso l’altro. Però ora come ora quel qualcosa in più potrebbe trasformarsi in una relazione, forze la prima relazione sana di Malcom perché anche lui (più di tutti) merita la felicità.

 

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Non si sa ancora quale sarà il destino di Prodigal Son ma come sempre lo aspettiamo impazienti quale che sia. Stay tuned!

 

Voto serie: 6/7

Unorthodox | Commento alla mini serie di Netflix

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In questo articolo voglio parlarvi della mini serie targata Netfix, Unothdox, già visibile dal 26 marzo scorso.

Va vista tutta d’un fiato, sono solo 4 parti, e non so spiegarvi bene a parole la sensazione che ho provato vedendola. Netflix presentando questa serie ha fatto un balzo in avanti: non ha scelto il solito formato mainstream ma ha optato per una storia del tutto originale e mai trattata prima in una serie televisiva.

Unorthodox è tratta dalla biografia della protagonista (Unorthodox: The Scandalous Rejection of My Hasidic Roots di Deborah Feldman) e ne prende spunto soprattutto per la scenografia mentre per lo svolgimento del racconto gli autori hanno optato per far vedere una storia inedita.

Nella serie la protagonista è Esther “Esty” Shapiro, diciannovenne nata in una comunità chassidica Satmar di Williamsburg, a New York, che si divide tra l’obbedienza alle regole ferree ortodosse e il desiderio di libertà.

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La vita di Esty cambia, o meglio ha inizio, quando si sposa con fidanzato prescelto Yanky, un ragazzo con convinzioni radicate. Dal momento in cui indossa l’abito nuzionale capisce che qualcosa sta cambiando dentro di lei, sta nascendo un sentimento di rivolta come se avesse un paio d’ali nascoste in quel corpicino esile.

Secondo la tradizione ultra-ortodossa fare figli è l’unico modo per ripopolare la popolazione degli ebrei e quindi deve essere l’unisco scopo della vita di una donna. Questo mette subito in crisi il neo matrimonio di Esty e Yanky: lei crede di non poter rimanere incinta e lui per tutta risposta chiede il divorzio.

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Allora Esty decide di scappare da New York e andare nella città in cui vive la madre ripudiata dalla comunità, nella moderna e progressista Berlino. Qui incontra delle persone che la capiscono subito e trova la sua dimensione nella musica. Si scopre solo alla fine, la scena più bella della serie per mio conto, che ha una voce straordinaria. Canta in un modo talmente delicato da essere doloroso, come lo è il suo cuore: la decisione di vivere in un posto tutto nuovo è difficile ma ce la può fare perché ha dalla sua parte l’amore (grazie al bambino che “finalmente” porta in grembo e la madre ritrovata).

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Non resta che vedere Unorthodox e così capirete la sensazione che serbo perché a volte bastano poche parole quando la potenza della comunicazione è tanta.

Vi consiglio, dopo la visione della serie, di continuare con il dietro le quinte La vera storia dietro Unorthodox molto interessante.

Se non io, chi?
Se non ora, quando?

Voto serie: 8

La Casa di Carta parte 4 | Recensione

IL 3 aprile su Netflix è finalmente uscita La Casa di Carta con la quarta parte. La maggior parte dei fun l’ha divorata in un giorno se non in poche ore, ma io l’ho dilazionata altrimenti sarebbe finito tutto subito, come tutti gli anni.

Se volete rinfrescarvi la memoria qui trovate il mio commento alla terza parte.

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Riporto la recensione strutturata in modo tale che ogni paragrafo riguardi una cosa positiva e negativa che ho trovato nella serie tv. Vamos.

La partenza non è delle migliori. Le prime quattro puntate mi hanno annoiato abbastanza se non fosse per l’operazione di Nairobi a polmone aperto. Nell’episodio di apertura – non so se è voluto – ho pensato subito alla scenografia di Tarantino, con quella scena in cui Tokio Rio Palermo e Denver si puntano a vicenda la pistola in un coro a tratti grottesco che sfiora il ridicolo. Dopo la noia è subentrata l’esagerazione. Tutto nella Casa di Carta è portato allo stremo: le emozioni, l’adrenalina, il dolore; ma anche le sparatorie (migliaia di colpi in volo e zero feriti), le abilità mediche di Tokio che fanno un baffo a quelle di uno specializzando in Chirurgia, la capacità di guarigione di Gandìa (dal pollice lussato alle schegge di vetro nella schiena).

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In tutto questa altalena di palpitazioni c’è uno stato di tranquillità apparente ma pregno di caos, perché il caos è silenzioso, ed è portato dai flashback con Berlino al suo matrimonio. Scopriamo una moglie mai vista prima (quanto inutile), la vena canora dello sposo tutta italiana, l’amore non corrisposto. In una delle scene più strazianti della serie a parer mio vediamo uno spietato Berlino – ce lo vedrei a fare un imperatore romano sanguinario – quanto affascinante che confessa all’amico di sempre un amore platonico ma senza passione. In quel momento Palermo mi è sembrato un uomo smarrito, con il cuore infranto e inesorabilmente triste. E comunque, che bacio!

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Dalla quinta puntata abbiamo il momento di rottura: la morte di Nairobi. Mi permetto di sbilanciarmi perché sarà sempre la mia preferita. Ne avevamo bisogno della sua dipartita? Servirà davvero alla trama della storia? Io non credo. Il colpo proseguirà lo stesso, il lavoro di fonderia dell’oro continuerà e la caccia pure. Perché far vedere un’esecuzione così spietata? E soprattutto, Gandìa è il cattivo di cui avevamo bisogno? Non credo neanche quello. Con il suo fare da terminator sembra portate il significato della rapina alla Banca di Spagna non più a quello più alto della resistencia ma a quello più infimo della guerra al massacro tra chi è buono (il Professore) e chi è cattivo (Gandìa).

Per Nairobi!

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Una cosa che ha tirato fuori questo tragico momento è stata anche un’ottima caratterizzazione dei personaggi (già presente dalla prima stagione) enfatizzata dalla perdita di un’amica, di una sorella, del membro centrale di tutta la banda. Tokio è passata da testa calda a fredda calcolatrice, Palermo ha saputo (in una piccola parte) ripulire la sua coscienza, Bogotà ha mostrato il grande cuore che serba sotto la tuta rossa, il Professore si è risvegliato dal torpore in cui versava, e Arturito… Niente è il solito Arturito, inutile e ripugnante.

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Fuori dalla Banca di Spagna, immediatamente vicino abbiamo la tenda. O meglio, un tendone, da circo. Mi sembra tutto troppo esasperato. Alicia Sierra con quel suo pancione (che prima o poi esploderà) e quel suo sguardo felino mi sembra solo una donna distrutta e stanca, la trovo meglio in veste di fuggitiva senza trucco e tacchi alti. E poi, il mio preferito, Tamajo, perennemente arrabbiato e sull’orlo di un’ulcera. Raquel/Lisbona è quella che trovo meno importante di tutti, cosa cambia alla banda se c’è o non c’è? L’hanno veramente accolta nel gruppo? Ama davvero quell’uomo così strano che dal canto suo la ama con tutto sé stesso tanto da chiamare un piano Parigi?

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Però alla fine, all’ultimo episodio, la Casa di Carta si riprende tutto quello che le è sempre appartenuto. Lo spirito di denuncia, di vicinanza al popolo. Fa cadere la maschera al Governo e rivela le torture di Rio, il falso omicidio di Lisbona, i crimini dell’uomo quando vuole sempre più potere. E la gente non può che abbracciarla.

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P.S. Benvenuta Manila!

Voto serie: 7/8

This Is Us | Recensione della 4×18

Care lettrici e lettori ci siamo lasciati con la recensione di metà stagione e ora a fine marzo siamo arrivati alla fatidica 4×18, in cui ogni anno This Is Us sgancia una bomba per lasciarci con il fiato sospeso fino alla stagione televisiva dopo (TIU è già stata riconfermata per una quinta stagione).

 

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Per riagganciarmi all’articolo precedente, vi parlo di Kate. Nessun tradimento, solo una conversazione tra amici tra Toby e una donna conosciuta in palestra intesa come valvola di sfogo in un momento di crisi matrimoniale. I Damon hanno saputo brillantemente uscire da quella crisi che agli inizi sembrava insormontabile e superarla alla grande, decidendo di dare un fratellino a Jack attraverso l’adozione (pratica da sempre cara ai Pearson).

Nel flashforword scopriamo che i due fanta genitori hanno mantenuto la promessa fatta nel parcheggio e hanno adottato la sorella Hailey, che vent’anni più tardi fa la curatrice d’arte presso un museo e che accorre trafelata alla nascita della sua nipotina. This Is Us ci mostra quanto la ruota giri nella vita, e infatti ci mette di fronte a una domanda pesante quanto un macigno: dove sono nel futuro Kate e Toby? 

 

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Nello stile di TIU potrebbero essere tragicamente morti oppure (essendo più positivi) hanno semplicemente divorziato oppure sono assenti per un qualche motivo.

 

L’altro punto che era stato lasciato a metà è la condizione di Rebecca. Nel corso dei nove episodi abbiamo visto Becc prendere consapevolezza della malattia (deficit cognitivo dato probabilmente da un inizio di Alzhaimer) e pian pian conoscenza attraverso l’insistenza di Randall e le cure amorevoli (e silenziose) di Miguel. Rebecca da donna forte quale è ha sempre pensato di affrontare la malattia a muso duro accanto alla sua famiglia ma alla fine ha un repentino ripensamento decidendo di fare la cura sperimentale per nove mesi.

 

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Questo è il nodo di tutto l’episodio, se non della stagione intera, perché segna un punto di non ritorno per la serie: la spaccatura tra Randall e Kevin.

 

La scena in cui i due litigano è quella più bella di tutto l’anno, densa di pathos con una agitazione salente facendoci vedere i sentimenti dei due fratelli che esplodono mano a mano dopo giorni di rinunce per il quieto vivere.

Randall da sempre eretto protettore della madre dopo la morte del padre, si lascia andare ammettendo quello che pensa da tanti anni (nonostante il sentimento famigliare che li lega): Kevin è sempre stato assente perché ha pensato a sé stesso e alla sua carriera deludendo il padre perfino in quel maledetto incendio in cui nessuno è stato in grado di salvarlo, nemmeno lui, Randall il super eroe.

Dal canto suo Kevin, sentendosi ferito e attaccato come mai nella sua vita, ammette una verità amara di cui sembra pentirsene dopo averla pronunciata: la cosa peggiore della sua vita non è stata la morte del padre ma il momento in cui Randall ha cominciato a far parte della sua vita.

 

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I due fratelli sembrano così dirsi addio fino alla scena finale in cui li vediamo invecchiati di qualche anno al capezzale della madre che sembra prossima alla dipartita. Kevin, finalmente padre dei due gemelli avuti da Medison, e Randall si rincontrano uniti dal dolore. E ancora una volta ci chiediamo Kate dove sia.

 

L’unica nota negativa di questo season finale, chiamato per l’appunto Strangers, è che molte storyline sono state dimenticate. Come quella delle figlie di Randall, la storia dello zio Nicky, la carriera di Beth. Ma spero che le rivedremo in futuro.

 

Detto questo ci rivedremo con la quinta stagione di This Is Us, stay tuned!

 

P.S. immancabile la scelta del nome della figlia di Jack Pearson Jr, Hope.

 

Voto puntata: 8

Anche voi avete questa fastidiosa sensazione di già visto?

Legacies ormai si trascina su sé stessa e per inerzia aspetto l’ultimo episodio che chiude la seconda stagione, credo infatti che non la vedrò più in futuro data la noia crescente.

Una storia che non ha niente di originale che continua a ricordare quello che è stato The Vampire Diares ma che non riesce neanche lontanamente a riprenderlo. Perché l’epoca dei vampiri è finita, e Julie Plec ormai dovrebbe capirlo.


Nella 2×15 Life Was So Much Easier When I Only Cared About Myself non ho potuto fare a meno di notare alcune similitudini, vediamo quali.

Josie Saltzman ha ceduto al lato oscuro e spento (all’apparenza) la sua umanità facendosi spuntare delle venature scure in viso e venire gli occhi neri quando si incazza, esattamente come la inimitabile Willow Rosenberg strega dea e migliore amica di Buffy The Vampire Slayer.

Il nuovo villain di Legacies, il Necromante non è credibile come cattivo, mi sembra che indossi una brutta maschera di Halloween e mi fa un po’ ridere, il che mi ricorda subito il Bittlejuice di Tim Burton. Con la sola differenza che lo spiritello porcello è entrato nell’immaginario collettivo di tutti noi.

Infine nella scena in cui Alaric è intrappolato in un mondo magico non ho potuto non pensare all’altro professore di storia (più famoso) Indiana Jones e al gioco denso di insidie di Jumanji.

E voi no? Avete trovato altre somiglianze?

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