La Casa di Carta parte 4 | Recensione

IL 3 aprile su Netflix è finalmente uscita La Casa di Carta con la quarta parte. La maggior parte dei fun l’ha divorata in un giorno se non in poche ore, ma io l’ho dilazionata altrimenti sarebbe finito tutto subito, come tutti gli anni.

Se volete rinfrescarvi la memoria qui trovate il mio commento alla terza parte.

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Riporto la recensione strutturata in modo tale che ogni paragrafo riguardi una cosa positiva e negativa che ho trovato nella serie tv. Vamos.

La partenza non è delle migliori. Le prime quattro puntate mi hanno annoiato abbastanza se non fosse per l’operazione di Nairobi a polmone aperto. Nell’episodio di apertura – non so se è voluto – ho pensato subito alla scenografia di Tarantino, con quella scena in cui Tokio Rio Palermo e Denver si puntano a vicenda la pistola in un coro a tratti grottesco che sfiora il ridicolo. Dopo la noia è subentrata l’esagerazione. Tutto nella Casa di Carta è portato allo stremo: le emozioni, l’adrenalina, il dolore; ma anche le sparatorie (migliaia di colpi in volo e zero feriti), le abilità mediche di Tokio che fanno un baffo a quelle di uno specializzando in Chirurgia, la capacità di guarigione di Gandìa (dal pollice lussato alle schegge di vetro nella schiena).

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In tutto questa altalena di palpitazioni c’è uno stato di tranquillità apparente ma pregno di caos, perché il caos è silenzioso, ed è portato dai flashback con Berlino al suo matrimonio. Scopriamo una moglie mai vista prima (quanto inutile), la vena canora dello sposo tutta italiana, l’amore non corrisposto. In una delle scene più strazianti della serie a parer mio vediamo uno spietato Berlino – ce lo vedrei a fare un imperatore romano sanguinario – quanto affascinante che confessa all’amico di sempre un amore platonico ma senza passione. In quel momento Palermo mi è sembrato un uomo smarrito, con il cuore infranto e inesorabilmente triste. E comunque, che bacio!

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Dalla quinta puntata abbiamo il momento di rottura: la morte di Nairobi. Mi permetto di sbilanciarmi perché sarà sempre la mia preferita. Ne avevamo bisogno della sua dipartita? Servirà davvero alla trama della storia? Io non credo. Il colpo proseguirà lo stesso, il lavoro di fonderia dell’oro continuerà e la caccia pure. Perché far vedere un’esecuzione così spietata? E soprattutto, Gandìa è il cattivo di cui avevamo bisogno? Non credo neanche quello. Con il suo fare da terminator sembra portate il significato della rapina alla Banca di Spagna non più a quello più alto della resistencia ma a quello più infimo della guerra al massacro tra chi è buono (il Professore) e chi è cattivo (Gandìa).

Per Nairobi!

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Una cosa che ha tirato fuori questo tragico momento è stata anche un’ottima caratterizzazione dei personaggi (già presente dalla prima stagione) enfatizzata dalla perdita di un’amica, di una sorella, del membro centrale di tutta la banda. Tokio è passata da testa calda a fredda calcolatrice, Palermo ha saputo (in una piccola parte) ripulire la sua coscienza, Bogotà ha mostrato il grande cuore che serba sotto la tuta rossa, il Professore si è risvegliato dal torpore in cui versava, e Arturito… Niente è il solito Arturito, inutile e ripugnante.

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Fuori dalla Banca di Spagna, immediatamente vicino abbiamo la tenda. O meglio, un tendone, da circo. Mi sembra tutto troppo esasperato. Alicia Sierra con quel suo pancione (che prima o poi esploderà) e quel suo sguardo felino mi sembra solo una donna distrutta e stanca, la trovo meglio in veste di fuggitiva senza trucco e tacchi alti. E poi, il mio preferito, Tamajo, perennemente arrabbiato e sull’orlo di un’ulcera. Raquel/Lisbona è quella che trovo meno importante di tutti, cosa cambia alla banda se c’è o non c’è? L’hanno veramente accolta nel gruppo? Ama davvero quell’uomo così strano che dal canto suo la ama con tutto sé stesso tanto da chiamare un piano Parigi?

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Però alla fine, all’ultimo episodio, la Casa di Carta si riprende tutto quello che le è sempre appartenuto. Lo spirito di denuncia, di vicinanza al popolo. Fa cadere la maschera al Governo e rivela le torture di Rio, il falso omicidio di Lisbona, i crimini dell’uomo quando vuole sempre più potere. E la gente non può che abbracciarla.

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P.S. Benvenuta Manila!

Voto serie: 7/8

Pubblicato da clickilblog

Questo è un blog personale che nasce dalla mia passione per le serie tv, americane per la maggior parte. Le ho seguite da sempre, prima in televisione con il sacrosanto appuntamento settimanale o giornaliero...

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