Carnival Row | Commento a una serie tv che non mi ha preso

Ho da poco finito di vedere Carnival Row, una serie tv della piattaforma Amazon Prime, emittente che per altro sta sfornando numerose serie in questo periodo.

La caratteristica di questi prodotti è – secondo me – la presenza di nomi famosi come Cara Delavigne (già vista nel fantasy Pan – Viaggio sull’Isola Che Non C’è) e Orlando Bloom (Il Signore degli Anelli e Pirati dei Caraibi) per attirarne la visione e la fidelizzazione creando così un concorrente alle piattaforme più diffuse.

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Carnival Row è un racconto fantasy interessante, condito da situazioni che (ahimé) viviamo tutt’ora come le guerre, la ghettizzazione e le tratte in mare. Però non mi attira del tutto, sarà che vuole strizzare l’occhio alle storie come Game Of Thrones in cui c’è sia la storia con i suoi eventi che una dose di dramma e una presenza semi costante del sesso.

Dico interessante perché gli autori hanno avuto il coraggio di costruire una trama da zero senza nessuna base precedente da cui partire, il che oggi è raro. Il mondo in cui Carnival Row è ambientata è talmente popoloso che non basterebbe una sola stagione per capirlo del tutto anzi servirebbe anche un film tv per comprenderlo appieno.

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Dall’altra parte però non riesce a decollare per via dei tempi lunghi e i dialoghi scarni che non fanno capire del tutto la trama. La storia credo che si riesca a comprenderla verso la fine perché tutto ruota attorno a Philo, l’ispettore di polizia mezzo umano e mezzo Pix a cui hanno strappato le ali da piccolo.

In sostanza a Burgue, una città buia e pericolosa come la Londra dell’800, si aggira un mostro assassino (le cui forme mi rimandano subito al Mindflyer di Stranger Thinks) che uccide tutte le persone legate all’ispettore Philostrate. Il quale è ancora innamorato di Vignette, fata (o Pix) dal cuore ribelle con cui poi incrocerà ancora il suo destino.

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La presenza delle sotto-trame a volte appesantisce ancora di più una sceneggiatura a tratti debole.

Ci sono:

  • La famiglia del Cancelliere al quanto curiosa. Lui, mr Breakspear è il padre segreto di Philo che non ha mai capito che genere di mostro abbia spostato. La moglie – grandissima attrice conosciuta ai più per GOT (interpretava Elaria Sand) – è lei la vera strega della situazione che ha solo fatto del male a tutti. E il figlio Jonah, che alla fine si rivela per essere non più un ragazzo scellerato ma un uomo che si appresta a abbracciare il suo ruolo da politico se pur ben manipolato da una donna.
  • I fratelli Spunrose ridicoli e snob. Ezra un po’ spocchioso e Imogene la vera rivelazione della stagione, passa da pettegola ricca a donna ambiziosa con la voglia di scoprire qualcosa di nuovo e spontaneo tra le braccia del suo vicino di casa Puck (mezzo uomo e mezzo Minotauro).

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  • L’artista di strada Millworthy (mi ricorda Olivander di Harry Potter) che si vede deportare i suoi coboldi (esserini somiglianti agli Elfi) e si scopre di avere un particolare carisma.

In fin fine Carnival Row si può guardare e resistere fino all’ultima puntata per scoprire un mondo nuovo con l’ambizione di continuare con una seconda stagione anche se Amazon non ha ancora rilasciato delle anticipazioni.

“L’idea che una storia come questa possa viaggiare per il mondo e in qualche modo ripercorrere il cammino secoli dopo cambiata dal continuo raccontarla ma famigliare come se contenesse un messaggio.” Vignette, 1×03

Voto serie: 7

Pubblicato da clickilblog

Questo è un blog personale che nasce dalla mia passione per le serie tv, americane per la maggior parte. Le ho seguite da sempre, prima in televisione con il sacrosanto appuntamento settimanale o giornaliero...

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