Recensione sulla nuova serie ibrida di Neflix, The I-Land

Vi capita mai di iniziare una serie tv per curiosità e poi proseguirla per lo stesso motivo? Perché nel caso di The I-Land, disponibile su Netflix dal 12 settembre scorso, è la sola motivazione che posso avere.

 

MV5BZWM2MWUzZDQtZjljNC00ZmI5LTlhOWItMDdlMzA1MTcwZDM3XkEyXkFqcGdeQXVyMjYwNDA2MDE@._V1_

 

Se volete vedere qualcosa di leggero senza troppe pretese, o nessuna, questa serie fa al caso vostro. Nel pilot ho riscontrato alcuni riferimenti a Lost, che mi facevano pensare a un buon show, tant’è che ci ho visto dei veri e propri omaggi – voluti o meno ma li ho notati.

Mi riferisco alla scena iniziale in cui una delle protagoniste del gruppo di naufraghi apre gli occhi e si ritrova su un’isola in mezzo all’oceano, ricorda Jack Shephard anche negli abiti indossati. L’altro elemento di somiglianza è il fatto che ricorre un numero per circa due puntate. Il 39, anche se non si è mai spiegata l’utilità. Come mi manca Hugo e la teoria sui numeri maledetti.

 

the-i-land-1568367579

 

Come in Lost, i sopravvissuti si dividono in chi vuole rimanere sulla spiaggia e chi vuole andare nell’entroterra a cercare l’acqua e un riparo. Ma manca del tutto l’approfondimento psicologico dei personaggi, i flashback sono presenti ma non aiutano più di tanto. Anzi in The I-Land non conosciamo mai del tutto i characters, non riusciamo a farci un’idea su nessuno di loro, l’unica è forse Chase, che la più sveglia del gruppo.

 

E qui invece i riferimenti a Hunger Games, il film distopico basato sui libri di Suzanne Collins, si sprecano. Chase è una ragazza combattiva, intelligente che si distacca dal gruppo perché risulta poco simpatica. Trova una serie di aiuti sparsi per l’isola che la portano a scoprire cosa in realtà sia, un esperimento del governo fatto su detenuti pericolosi per dar loro una seconda chance attraverso una simulazione riabilitativa.

 

70113865_776292336122459_8709305343907201024_n.jpg

 

Il direttore del complesso carcerario del Texas con i capelli bianchi e il cappello da cowboy mi ricorda un presidente Snow però meno elegante. Le scene in cui si mostrano le tecniche con cui questo esperimento viene messo a punto mi fa venire in mente da una parte Westworld (anche se non l’ho mai seguito, dovrei?) e dall’altra Black Mirror per la componente futuristica.

 

the-i-land-1568384849

 

Forse per il fatto di ricordare troppe cose e la mia incapacità di collocarla in una propria cifra, The I-Land non decolla. La trama ha dei buchi, è frettolosa e non lascia il tempo alle spiegazioni. La qualità delle performance non brilla e rende tutto piatto, come ad esempio la coppia di sceriffi Bonnie/Cliyde, mal assortita e senza chimica – un po’ come la scelta dei nomi.

 

Una cosa che salvo è il finale cliffhanger, perché dopotutto la giustizia seppur perfida e sadica, ha trionfato.

 

Voto serie: 4

 

Pubblicato da clickilblog

Questo è un blog personale che nasce dalla mia passione per le serie tv, americane per la maggior parte. Le ho seguite da sempre, prima in televisione con il sacrosanto appuntamento settimanale o giornaliero...

One thought on “Recensione sulla nuova serie ibrida di Neflix, The I-Land

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea il tuo sito web su WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: