Recensione di La Casa di Carta 3

“L’avresti chiesto a Michelangelo di smettere di scolpire il suo David?”

– Berlino

 

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Ecco cosa è La Casa di Carta, un piccolo capolavoro scolpito tra la prima e la seconda stagione. Ho appena concluso la terza ma non sento la sensazione di rapimento che pervade Berlino, rimane pur sempre lo stampo delle prime due ma in queste nuove 8 puntate hanno tirato un po’ troppo la corda a mio parere.

Prima di tutto la scelta suicida del piano: se già quello della Zecca di Stato era pericoloso, questo della Banca di Spagna è altamente letale. Come può riuscire una rapina di questo calibro anche se pensata dalle migliori menti criminali spagnole? Come si può pensare anche solo di poter entrare in quella fortezza?

 

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Però come non si fa a lasciarsi prendere dal ritmo incessante dagli eventi, dalle musiche azzeccate, dalle congetture del Professore… Per un attimo ci dimentichiamo della routine, delle file al semaforo, delle bollette da pagare, e ci fidiamo della banda. Diamo in pasto a loro i nostri sogni, la nostra voglia di libertà e quando vediamo piovere dal cielo banconote pensiamo eccoli, sono arrivati a salvarci.

Penso che questa sia una stagione politica, perché fa appello a sensazioni umane più nobili della sola ricerca della ricchezza. Sergio vuole riprendersi la libertà dall’oppressione e vendicare lo spirito guerriero del fratello Andrés, Rio alza il pugno al cielo per sentirsi più vicino alla folla e per dimostrare che ce l’ha fatta, è sopravvissuto ed è qui per raccontarlo e soprattutto per resistere.

 

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1523019491-framescap15color000023.jpgMa le cose si mettono male durante l’assedio alla Banca. Ricordiamoci che stiamo guardando tutto questo, signori e signore, per colpa di una sola persona, Tokio. La bomba ad orologeria pronta ad esplodere se qualcosa va storto, oppure se ha solo voglia di farsi un giretto. Tutto questo è proprio successo per un giretto, per la smania di evadere da quella bellissima isola tropicale in cui viveva con l’amore della sua vita. Ma se andiamo più a fondo, l’errore si riconduce al Professore. Possibile che non abbia considerato questa eventualità? Perché Helsinki ha dato il telefono a Rio? Non hanno imparato abbastanza su Tokio da immaginarne le conseguenze?

 

alicia-sierra-casa-di-carta-3E le conseguenze sono devastanti, tanto da far evolvere lo scenario da rapina a guerriglia. Una guerra combattuta dalla banda di Dalí contro il sistema rappresentato da Alicia Sierra (la nuova Raquel per intenderci), l’ispettrice della Polizia che ha torturato Rio durante la prigionia. Una donna incinta, spietata, sanguinaria e pronta a tutto, perfino a strumentalizzare l’amore di una madre verso suo figlio. E qui vediamo cadere uno dei pilastri della serie. Nairobi, colpita al petto, come una macabra metafora.

Perché è l’amore a cui ruota attorno questo gioco delle parti, questa partita a scacchi la cui mossa finale sarà tentata la prossima stagione. E non possiamo che rimanere con l’espressione del Professore domandandoci: Lisbona che fine farà? Nairobi morirà? Che razza di piano ha in mente quel pazzo di Palermo? Dove è finita Sofia con la sua tutina rossa

 

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Voto serie: 8

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