Quell’impresa difficile che è Bandersnatch

Ancora una volta il genio ha sede a Netflix. Questo speciale natalizio di Black Mirror mi ha lasciato un po’ di confusione e con il bisogno di trasformare la mia frustrazione in parole, forse è proprio questo che gli autori volevano creare con Bandersnatch?

Black-Mirror-Bandersnatch

Black Mirror: Bandersnatch è un film interattivo reso disponibile dal 28 dicembre il cui trailer è stato pubblicato il giorno prima senza lasciare alcun tempo di attesa agli spettatori; della sua uscita però se ne parlava già da tempo prima in modo evocativo e poi sempre più realistico, infatti la realizzazione è durata non meno di due anni.

In diversi punti, già dalle scene iniziali, si chiede allo spettatore di effettuare una scelta che influisce sulla trama. Si hanno dieci secondi per prendere una decisione o altrimenti sarà Netflix a farlo al posto nostro. La durata media del film è di 90 minuti, ma il percorso più veloce è di soli 40, mentre quello più complicato è di 2 ore e mezza, per un totale di 150 minuti di riprese diverse suddivise in 250 segmenti. I finali previsti, da come ho letto in diversi articoli, sono 5 e durante il film sono sparsi diversi ester egg, alcuni particolarmente difficili da individuare – io ad esempio ne ho trovato solo uno (la clinica in cui lavora la dottoressa di Stefan è quella della 3×4 San Junipero). Screen_Shot_2018_12_28_at_10.56.06_AM.png
In molti casi, una volta che lo spettatore raggiunge un finale, il film permette di riconsiderare una particolare scelta critica in modo da accedere ad altri finali. Il mio finale ad esempio – SPOILER – ha il focus sulla schizofrenia che porta Stefan a uccidere il padre perché convinto di essere controllato da qualche organizzazione cospiratrice.
Durante tutta la visione del film ho avuto sensazioni diverse. All’inizio, senso di onnipotenza. Prima volta che partecipo a un esperimento del genere e mi ha fatto sentire importante, perfino la scelta di che cereali mangiare spettava a me, anche la musica che accompagnava Stefan nella realizzazione del suo videogioco. Poi mi prendeva anche l’ansia pensando a scelte più impegnative come saltare o meno giù da un palazzo o la più dura, uccidere il proprio padre. Poi durante la visione ho avuto la sensazione di non avere una direzione precisa. I riferimenti culturali che mi venivano in mente mi rimandavano a Bastian che leggeva la sua Storia Infinita su in soffitta, agli archetipi narrativi di Lewis Carroll (tanto che il Bandersnatch è una creatura di Alice nel Paese delle Meraviglie), e a tratti anche a Donnie Darko del 2001.

Verso la fine cresceva lo sconcerto, ma anche l’ammirazione. L’idea che quello che stavo guardando ambientato nel 1984 è influenzato da una società del futuro chiamata Netflix che controlla ogni scelta del protagonista crea un circolo vizioso, loop o trip fantastico. Una genialata a mio avviso, che spinge sempre di più sull’attenzione e sulla speranza di poter intervenire di nuovo. Tuttavia non mi ha appunto impedito di cadere nella confusione, perché non ho compreso fino in fondo il senso del gioco. Io ho scelto, ma cosa ho scelto?

L’unica mia soluzione è ricominciare da capo e cimentarmi di nuovo incrociando altre soluzioni, penso sia questione d’abitudine concludere un episodio – anche se finito con un cliffhanger – e avere la sensazione di fine; magari la tv del futuro ci accompagnerà in qualcosa di nuovo dove gioco, finzione e realtà si confondono e il tempo non esiste veramente. Troppo alla Black Mirror forse?

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Voto puntata: 9

Pubblicato da clickilblog

Questo è un blog personale che nasce dalla mia passione per le serie tv, americane per la maggior parte. Le ho seguite da sempre, prima in televisione con il sacrosanto appuntamento settimanale o giornaliero...

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