Lode alla Casa di Carta

Cattura

Quando anche il re del horror contemporaneo si congratula con te, non puoi che montarti la testa. Stephen King ha espresso in poche parole su Twitter il suo apprezzamento per La casa di carta, in inglese Money hest. Per la cronaca, la traduzione in inglese a parer mio non calza. In italiano, letteralmente ‘Colpo di soldi’, non rende bene l’idea di quello che la serie Netflix racconta. Parla di quello che succede dentro la casa più preziosa di Madrid, dell’intera Spagna, la zecca di stato. Non si tratta solo di una rapina, del colpo più grande della storia, ma molto di più.

 

Partita come una serie tv di nicchia poi diventata fenomeno mondiale, La casa di carta è riuscita ad ottenere per la prima volta nella storia televisiva spagnola l’ambito premio dell’International Emmy come miglior programma prodotto al di fuori dei confini degli Stati Uniti. Continua ad esserci però un certo snobismo da parte di chi la considera populista e antieuropeista, con una trama tanto inverosimile da risultare ridicola. Io penso che abbia una regia moderna e attenta ai dettagli, colpi di scena mai banali e un ritmo al cardiopalma. Dal punto di vista della storia, La casa de papel è ricca di sfaccettature.

 

C’è una banda di disperati all’apparenza, ma si rivela essere un gruppo organizzato, con qualche falla certo, ma con un piano geniale. Ogni personaggio ha un qualcosa da trasmettere, grazie ai flashback che possiamo vedere. Tokio, la testa calda, ha una voglia disperata di essere amata da Rio ma la sua personalità di donna forte e indipendente la sovrasta; Nairobi è una mamma prima di tutto, con un carattere forte e decisa in quello che fa; Denver vuole riscattare la sua vita e quella del padre e finisce per innamorarsi di Stoccolma; e poi rimangono i due fratelli. E che fratelli. Il professore non ho ancora capito bene la sua anima, penso che sia una brava persona ma che abbia affrontato tanti problemi e che non riesca del tutto a lasciarsi andare con Raquel anche dopo aver tolto la maschera. E Berlino, il narcisista e dispotico Berlino. Con qualche problema di personalità e comportamentale è il personaggio più destabilizzante, perché ha il fascino del male e l’ombra del sadismo dentro di sé; però poi lo vediamo immolarsi da eroe per i suoi compagni e non possiamo che piangere per lui, perché dopo tutto la libertà è la cosa che conta.

 

Come valore di fondo della serie credo che ci sia proprio la libertà, la sua conquista. A ogni costo, persino della vita, perché per ottenerla bisogna combattere e resistere. E in un periodo come il nostro, in cui le istituzioni stanno crollando, la voglia di rivoluzione è tanta. Che passi attraverso una serie tv, sicuramente non con le modalità di una rapina, è già una gran cosa.

 

La serie, chissà come e con chi, continuerà nella prima parte del 2019, non ci resta che aspettarla canticchiando – lo so che ci state già pensando – bella ciao.

 

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Voto serie: 10

 

Pubblicato da clickilblog

Questo è un blog personale che nasce dalla mia passione per le serie tv, americane per la maggior parte. Le ho seguite da sempre, prima in televisione con il sacrosanto appuntamento settimanale o giornaliero...

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